Transardinia, in mountain bike sul Gennargentu

 

 

Cenni sull'alimentazione

  

Non bisogna sottovalutare una buona e bilanciata alimentazione durante la Transardinia, se si vuole portare a termine ogni tappa, ed evitare crampi e crolli fisici.

Sarà senz'altro indispensabile una robusta colazione ricca di carboidrati come pane a fette o fette biscottate con burro, miele e marmellata. Approfittare delle eccezionali ricotte e yoghurt artigianali serviti nella maggior parte dei posti tappa è obbligo. Insieme alla merenda al sacco fornita dall'agriturismo al mattino, è consigliato portare con sè almeno due barrette da usare in caso  di cali di zuccheri improvvisi. Quanto ai sali integratori, è consigliabile portarseli dietro in una borraccia a parte, per evitare di ritrovarsi quel sapore particolare nello zaino idrico per giorni. A cena sarà consigliabile non strafare; so che non sarà facile.Spesso  vi verranno servite abbondanti portate di antipasti, primi e secondi, con gli arrosti di carne a fare da protagonisti, insieme al mitico vino cannonau. Una digestione difficile, unita alla difficoltà a prendere sonno causata da overtraining potrebbero rendere difficile il riposo e crearvi ulteriori difficoltà nell'affrontare le tappe successive.

  

Idratazione

  

Abbiamo già accennato agli integratori salini, ma è imperativo portare con sè uno zaino idrico con una riserva d'acqua di 2,5-3 litri. La Sardegna è avara di fonti. Ne troverete lungo il tracciato, ma con una riserva sicura  eviterete  di restare senz'acqua in modo inaspettato, i crampi sono sempre in agguato!

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Allenarsi per la Transardinia

bruncuspina in crestaQuando si decide di partecipare a una traversata a tappe come la Transardinia bisogna essere consapevoli di accettare una sfida, prima di tutto con se stessi, e poi con i 450 chilometri e gli oltre 12.000 metri di dislivello del suo micidiale percorso. Attraversare la Sardegna in sette  giorni in mountainbike con questa formula non è come partecipare ad una epic ride. Qui si tratta di affrontare sette epic rides consecutive e di quelle “toste”, con una media di 1800 metri di dislivello al giorno. Se non sei un biker agonista , ma un comune mortale spinto dalla passione, un’avventura a questi livelli ti richiede una preparazione adeguata e specifica (come vedremo, principalmente mentale). Tutto inizia quando prendi la decisione di affrontare la Transardinia, poi, per almeno tre-quattro  mesi, i tuoi allenamenti di biker si svolgono in funzione della traversata. Bisogna cercare di allenarsi il più possibile, scegliere ritmi e itinerari per abituare il fisico allo shock dei sette giorni in sella. Ansie, crisi e speranze in questi mesi di preparazione sono ricorrenti: devi far convivere tutto questo con i problemi di tutti i giorni, con il lavoro, la famiglia, un raffreddore, gli imprevisti e il tuo peggior nemico, il poco tempo. Col passare dei mesi la grande avventura invade la tua mente di biker, quella mente che bisognerà allenare più di ogni altra cosa, più delle gambe. Perché nessuna salita sarà insuperabile, nessun chilometraggio o dislivello dovrà spaventarti. Insomma, perché tornare a casa per la via più comoda quando puoi sceglierne una più difficile? Sarà lei, la tua mente, che ti farà superare passi a oltre 1800 metri schiaffeggiato dal maestrale, magari sotto  la pioggia, che ti farà spingere sui pedali dopo 50 chilometri su una salita interminabile a 35° di temperatura. E ancora sarà lei che ogni giorno ti porterà a destinazione . Ma come allenarsi per una sfida come questa? Per quanto riguarda la testa si deve cambiare mentalità: andare in mountainbike con un’ottica meno “race” e più avventurosa, per apprezzare il viaggio in bicicletta che ti porta da un Paese all’altro, e puntare alla resistenza che vuol dire saper soffrire, essere un duro e, come si dice, “diventare un transardo”. E per l’aspetto più prettamente tecnico? Bisogna lavorare molto sulla distanza e sul dislivello in salita, cercando di aumentarlo a ogni uscita: salire, salire sempre. Ma che fare se si abita in mezzo alla pianura? Quando senti che i tuoi percorsi abituali ti vanno stretti? Vai alla ricerca di nuove possibilità, allarghi il tuo campo d’azione, questo significa anche caricarsi la bici in macchina in cerca di salite, per riuscire almeno una volta alla settimana replicare una giornata della Transardinia. 

Oltre all’allenamento ci si deve preoccupare anche di altri aspetti: organizzare il viaggio per la località da cui parte la Transardinia, prenotare gli alberghi in ogni località di tappa. E poi bisogna testare i materiali nuovi, specialmente le gomme. Inoltre, è necessario documentarsi sul percorso e allora si legge, si guardano video e foto per conoscere il più possibile sui luoghi che dovrai affrontare. Ma, soprattutto, si studiano le altimetrie delle tappe fino all’ossessione. Fino a quando si sono ben stampate in testa. Se si riesce ad amare la Transardinia, e a sentire il richiamo di tornare (c'è chi la fatta due o tre volte e chi dieci!) , tutto ciò si semplifica. Sai come allenarti, conosci gli errori da evitare, cerchi di ricreare le difficoltà di una tappa. In poche parole: sai cosa ti aspetta! Ma sul cammino c’è sempre qualche novità. Per questa edizione: un inverno come non se ne vedevano da anni,  tre influenze devastanti ed un telaio nuovo da provare .Mentre affronti il difficile percorso di avvicinamento alla attraversata, il senso di avventura pian piano ti prende e allora vai avanti nonostante le crisi e le difficoltà. Acquisti fiducia in te stesso e cresce il feeling: durante le lunghe pedalate solitarie ci cominci a credere. Ecco, probabilmente ora sei pronto per affrontare la Transardinia, un itinerario mitico che si appresta ad entrare nell'immaginario collettivo di ogni biker. Farla più anni consecutivi, per un ultra quarantenne come me non è facile, ma quando entri nel vortice della Transardinia, quando la cominci ad amare, diventa una droga, è come aver contratto uno strano morbo. È come il famoso mal d’Africa, non ne puoi fare a meno. A questo punto, come diciamo noi, “sei diventato transardo”. Ma il vero motore di tutto, quello che ti fa accettare i sacrifici e le grandi difficoltà di questa sfida, è l’enorme passione per la natura e per la mountainbike. Una passione che dopo questa esperienza si rafforza. La Transardinia ti lascia il segno nelle gambe, ma anche nella testa; un segno che per alcuni è stato decisivo. Una cosa è certa: al ritorno sei un biker trasformato.

Giorgio Pupillo 14/03/2011

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