Transardinia, in mountain bike sul Gennargentu

Settima tappa: Armungia-Cagliari

  

61 chilometri

Dislivello 930 metri

7 ore totali

Armungia, 9 Maggio 2004

Partenza B&B Antica locanda del carabiniere

  

  

La mattina, davanti al nostro albergo passa il corteo di un matrimonio, un evento ormai raro ad Armungia.  

  

Armungia, patria di Emilio Lussu, famoso scrittore e politico Sardo, e’ uno dei paesi piu’piccoli della Sardegna, ha circa 400 abitanti in continua diminuzione. Un tempo la sua economia poteva basarsi su allevamento e colture locali, nonche’sulla presenza della vicina miniera di antimonio, oggi invece la miniera è chiusa, le vigne sono state espiantate per ottenere contributi della CEE, la vicina cantina sociale di Villasalto ha chiuso i battenti come pure il vicino caseificio. I giovani sono emigrati, molti di loro si sono trasferiti a Cagliari per poter proseguire gli studi ed alla fine là sono rimasti, attratti dalla vita in citta’, meno dura e piu’ricca di opportunità.

Oggi è un giorno di festa ad Armungia, perchè si celebra un matrimonio, un evento diventato raro da queste parti.

Passano anni in cui non nasce nessun bambino, quindi i matrimoni sono diventati un momento di speranza.

Come soluzione al problema dello spopolamento si cerca timidamente di rivalutare le risorse ambientali della zona per creare un turismo diverso piu' attento alle tipicita’dell’area, alla natura ancora selvaggia, all’archeologia industriale, alle tradizioni ancora molto vive ed ai prodotti enogastronomici, cercando di creare cosi’ un minimo indotto, e qualche posto di lavoro. Si e’ solo all’inizio, ma qualche agriturismo e’ sorto e lavora con successo, anche il nostro Bed & Breakfast, di ottima qualita’ viene apprezzato dai turisti che preferiscono evitare i percorsi piu' battuti alla ricerca di sensazioni ancora genuine.

La mattina il tempo e’buono c’e’ un leggero maestrale ma il cielo e’ quasi sereno,oggi la tappa e’ lunga ma ci sono 18 km di asfalto in mezzo a renderla un po’ piu’ leggera .

  

  

Cavalli bradi sull'altipiano di Villasalto.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Prendiamo la strada per Villasalto e raggiungiamo dopo 7 km l’altipiano a quota 600 mt, al bivio giriamo a destra per Monte Genis ancora 11 km di asfalto ci portano quasi  sino alla cima di Monte Genis, qui ultimamente la comunita’ montana ha ritenuto piu’ importante l’accesso alla montagna piuttosto che la sua salvaguardia, asfaltando gli ultimi 5 km, sino a quota 700 mt, per garantire la percorribilita’ anche a mezzi normali della strada che oltre che a Monte Genis, porta a degli prrendi ovili comunali e ad una colonia per bambini gestita dal parroco di Villasalto.

Peccato per il paesaggio che perde molto del suo  fascino, mentre gli ovili utilizzati sono pochi e il tutto è un po in abbandono, inoltre il Monte Genis e punta Serpeddi’ hanno notevoli potenzialita’ dal punto di vista escursionistico che cosi’vengono sminuite.

Monte Genis.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Finito l’asfalto, riprende la bella sterrata circondata da formazioni di granito rosa. Il panorama e’ contrastante: a sinistra il  versante del Monte Genis, roccioso, a tratti, coperto da  boschi di leccio, tutto intorno aridi pascoli di montagna, attraversati da mulattiere che si inerpicano come sul dorso di un asino sino  a quasi 1000 metri. Sullo sfondo, il cono di  monte Serpeddi’, coperto da antenne e ripetitori.

E' una zona bella nella sua selvaggia desolazione, completamente disabitata e inospitale, se non per qualche raro pastore che ci tiene ancora le greggi: sembra già di essere in Africa, sull'atlante marocchino.

 

  

 

La sterrata rosa di Monte Genis, a quota 700 mt.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Continuiamo la salita, che adesso diventa piu’dura, sino a una sorgente che profuma di menta, qui ci fermiamo a mangiare e telefoniamo per avvisare le famiglie del nostro arrivo, Max ed io siamo infatti entrambi cagliaritani.

Lasciamo Monte Genis per prendere la  mulattiera a destra  che sale verso Bruncu Senzu. Lo sguardo di nuovo spazia a trecentosessanta gradi, intorno a noi un alternarsi di cime e valli profonde, sento che sono gli ultimi sforzi, davanti a noi c'è l’ultima vera cima da superare. Tutta la salita che abbiamo fatto in questi sette giorni, sommata, ci avrebbe permesso arrivare in cima all’Everest.    

La mulattiera taglia una dorsale e ne segue la cresta portandoci da un versante all'altro del massiccio, dal Gerrei al Campidano.

In salita verso il Bruncu Senzu. Sinnai.

Alla fine la salita del Bruncu Senzu, pur con un discreto fondo, diventa di una pendenza insopportabile e rischiamo di dover spingere le mountain bike. Un gregge di pecore ci guarda con interesse, le nostre pulsazioni sono impazzite, la salita sembrava finire ma supera una cima per svelarne un’altra ancora piu alta, mi manca il respiro, anche oggi conosco la fatica estenuante.

  

Cime Tempestose.

Bruncu Senzu. Sinnai.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

 

  

Finalmente anche il Bruncu Senzu è conquistato. Siamo a 896 metri, sul versante opposto la mulattiera scende, splendida, seguendo la  cresta per un altro chilometro. Siamo adesso sul versante  di Dolianova-Sinnai, in piano, pozze enormi di fango coprono l’intera sterrata, qui il passaggio di a mezzi fuoristrada ha creato profondi solchi nel fondo dellla carrareccia.

Di nuovo tanti bivi, che portano ad ovili, Punta Serpeddi', Dolianova... sulla nostra destra, qualche scorcio di Campidano, verso Dolianova e i monti di Villacidro.

Proseguiamo in salita, sino quasi alla cima di monte Tronu. Siamo a 920 metri, giunti al rimboschimento di Genn' e Funtana, da qui una strada attraverso la pineta torna verso Punta Serpeddi’ a  destra invece prosegue verso Sinnai, siamo sul famoso tracciato della “Serpilonga”.

Ora si vede tutto, Cagliari e la spiaggia del Poetto, la pianura sino a Capoterra ed i monti di Santadi e Villacidro . Potremmo essere in pochi minuti a Sinnai , su questa sterrata veloce e dal buon fondo, ma preferiamo complicarci la giornata sui quattro singletrack che una variante al tracciato continua ad offrirci.

 

Panorama sul golfo di Cagliari.

    

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Abbassate le selle facciamo un paio di foto e ci lanciamo a tutta velocita’ sullo sterratone arrivando anche a sessanta chilometri orari, ma il fondo  pietroso non perdona, tant’e’ che dopo qualche chilometro mi devo fermare per una foratura. Dopo circa 6 km di discesa passato l'ultimo bivio per Dolianova, saliamo di nuovo a 620 metri e, dopo un altro tratto veloce di sterrata, a 500 mt di quota, in un bosco di lecci, sulla destra, seminascosto, inizia uno dei single track piu’ belli dell’isola.

Filiamo veloci su questo bel sentiero Immerso nel sottobosco, che diventa subito un tunnel nella vegetazione  stretto e tecnico, reso piu’ difficile dall'erosione provocata dal passaggio delle moto da cross. 

  

Uno dei" 4 single"di Sinnai.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Dopo un chilometro di singletrack ad un bivio saliamo a destra per la casetta forestale di Soleminis, dietro la quale, da un cancelletto verde, parte il secondo singletrack: molto tecnico, difficile, con tornanti stretti dove doti tecniche e coraggio sono indispensabili.

Io sono davanti, procedo con concentrazione, attento a non fare danni, entusiasta per questo finale coi fiocchi. Quando mi fermo ad aspettare Max, di lui non c'è traccia, lo chiamo, ma non sento nessuna risposta.

Appoggio la mountain bike e rifaccio il sentiero a piedi un po' in ansia, richiamo Max, stavolta mi risponde. Quando lo raggiungo, mestamente mi  mostra un pezzo metallico divelto, e’ tutto quello che rimane del suo cambio. Non sa neanche come si sia rotto, sicuramente avra’ cozzato su uno dei tanti spuntoni di roccia che affiorano dal sentiero.

Ci mettiamo una ventina di minuti ad accorciare la catena, mancavano solo sei chilometri alla fine del giro, di cui quattro di splendidi singletrack. Consultiamo la mappa e decidiamo che devieremo verso Soleminis, un paesino a pochissima distanza dal percorso, vicinissimo a Sinnai ed a Cagliari. 

Proviamo la mountain bike di Max, ora diventata singlespeed: pare che funzioni, sgrana un po’ quando e’ sotto sforzo, ma il percorso ora e’ tutto discesa e pianura, infatti  arriviamo a Soleminis in soli dieci minuti.

  

La mia FSR ce l'ha fatta anche stavolta.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

In  paese, di Domenica, alle quattro di pomeriggio, non c’e un anima.  Nessuno si immagina da dove arriviamo e che impresa abbiamo compiuto quando entriamo nel bar centrale, sporchi di grasso e fango per brindare con due birre ichnusa, ma non ci importa, perchè la soddisfazione è dentro di noi.  Ci sediamo sulla panchina davanti alla chiesa e ci beviamo le nostre birre, ora scarichi di energie ma entusiasti come ragazzini.

 Cambio di cavallo.

Arrivano degli amici a prenderci con la mia macchina. C'è qualcosa che stona  mentre rientriamo lentamente nella comoda  realta’ che avevamo lasciato una settimana prima.. in mezzo al traffico ....muovendoci ora su una station-wagon....con l’aria condizionata accesa….senza piu' pedalare...!

Siamo davvero felici, completare la Transardinia in completa autonomia è stata un impresa bella ed avventurosa. Siamo pieni di orgoglio, pensando a tutta la fatica e alla sofferenza patita. E’ difficile da spiegare, ma, dopotutto, ci dispiace anche che sia finita: non riusciamo ad immaginare che domani i nostri muscoli non avranno salite e discese da affrontare! Ma evitiamo che l'umore cambi,  pensando di ripetere l'impresa il piu’ presto possibile, oppure tenteremo qualcosa di nuovo: il nostro pensiero cade al prossimo Ottobre e ad un interessantissimo progetto...

La TRANSCORSICA…  

  

  

Complimenti ragazzi!

  

  

  

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