Transardinia, in mountain bike sul Gennargentu

Quinta tappa: Desulo-Seui

Transardinia 2004. Desulo, Il tacco di Genn' e Ragas

  

68 chilometri

Dislivello 1070 metri

8 ore totali  

Desulo, 7 Maggio 2004.

Partenza

Agriturismo Girgini

  

  

  

  

  

  

  

  Foresta Girgini, il tacco di Genna e'Ragas. Desulo.

  

Ormai il Bruncu Spina e’alle spalle, il cielo rivela un tempo incerto, è nuvoloso ma non piove. Oggi facciamo una colazione a base di miele, biscotti desulesi e latte di capra appena munto! Due foto con Mario e poi partiamo, la tappa di oggi prevede molti chilometri e dei saliscendi davvero estenuanti.

Transardinia Day 5. Mario Todde e Max all' agriturismo Girgini. Desulo.

Max con Mario Todde all'agriturismo Girgini a Desulo.

Iniziamo in discesa nella Foresta Girgini, uno dei boschi ad alto fusto piu’ estesi dell’isola.

Nel passato l’uomo ha vissuto anche grazie al suo intelligente sfruttamento, il bosco veniva curato: legna, castagne, noci, venivano raccolte e vendute nei paesi della pianura, anche la neve qui era una merce, veniva infatti conservata nel fieno e portata su carretti in pianura dove veniva utilizzata per la conservazione delle derrate alimentari.  

Oggi Desulo non dipende piu’ dalla montagna, e l’isolamento viene vissuto come un problema grave, non si riesce a valorizzare adeguatamente il bene naturalistico di cui la comunita’ dispone, quindi non si crea ricchezza sufficiente a far si’ che i giovani rimangano. Qualche  politico locale addirittura pensa di rompere l’isolamento costruendo nuove strade che in cambio pero’ distruggono l’unica ricchezza che il paese possiede: il suo ambiente. Infatti Il territorio di Desulo comprende una estesa foresta di latifoglie  ed il versante piu’ bello del Gennargentu.

Cosi’ troviamo che i primi due chilometri di Foresta Girgini sono stati asfaltati pur essendo inclusi nella zona di totale protezione dell’istituendo parco del Gennargentu.

Nei pressi del guado del bau e jacca la strada ritorna sterrata, qui inizia la salita verso il Toni di Girgini, spettacolare tacco creato dall’ erosione del vento Ne vedremo tanti altri simili in questa area, il piu’ famoso dei quali e’ sicuramente Perda e’liana.

Arrivati ad Arcu Alagracca c’e’ il sentiero che conduce a Punta la Marmora, lo trascuriamo e scendiamo su una bella discesa  verso un altro guado, il panorama e’ eccezionale, Monte Funtana Cungiada a destra , Punta la Marmora a sinistra e i tacchi di  Girgini e di Genna e’Ragas davanti.

Il guado di Bau Antine. Desulo.

Ancora salita sino a 1100 mt, nel bosco fitto di lecci e castagni enormi, poi una discesa cosi’ sconnessa  che arriviamo al successivo guado (presso il cuile sa pruna) con polsi e polpacci doloranti .Dobbiamo toglierci le scarpe per guadare, dall’altro lato un macabro ritrovamento : il pastore della zona ha ucciso un po’ di volpi e le ha appese a un ramo.

Il guado al cuile Sa Sarpa

Ora il paesaggio cambia, i boschi cedono il passo alla macchia di lentischio e corbezzolo, poi poco piu’ su la vegetazione scomparira’, per lasciare il posto a pascoli aridi e pietrosi, appena sufficienti a nutrire qualche branco di capre. Il tempo inizia a cambiare e grosse nuvole scure minacciano di turbare una  giornata che fino ad ora era stata decente. Al termine di una interminabile salita, con il vento che ci sferza gelido, arriviamo ad un passo di alta montagna, da qui la strada diventa pianeggiante , sino a raggiungere i misteriosi ed affascinanti resti del misterioso villaggio nuragico di Orruinas, il piu' alto della Sardegna. Qui si dice avesse trovato rifugio tremila anni fa  una tribu' di appestati.

I resti del villaggio nuragico di Orruinas

  

La strada dopo Orruinas, asfaltata di recente (sic!), scende ripida con una  serie di tornanti sino ad attraversare il ponte sul Flumendosa, spesso distrutto da alluvioni. Cerchiamo un alternativa, sulla carta Igm ci sarebbe una mulattiera che, tagliando a sinistra, ci porterebbe sino al ponte, la proviamo. La mulattiera e’ davvero bella, si addentra nel bosco. Ma dopo un chilometro e mezzo la traccia del sentiero diventa meno evidente, meglio continuare l'esplorazione un' altra volta, visto che inizia anche a piovere! 

Risaliamo quindi la mulattiera per tornare alla strada asfaltata, la pioggia ora diventa un vero temporale.  Visto che siamo in una zona completamente scoperta e senza ripari, tornati sull'asfalto, scendiamo veloci, cercando una temperatura piu' mite, qui siamo quasi a zero gradi, scendiamo sempre piu' bagnati con i fendenti del vento che ci fanno arrivare a rischiare l’ipotermia e come se non bastasse la mia gomma posteriore incomincia a sgonfiarsi e mi faccio tutta la lunga discesa con tutto il peso sulla ruota di davanti per non dovermi fermare.  

Perda Liana vista da Orruinas.

  

Arriviamo al ponte sul Flumendosa, siamo a 650 mt e la temperatura e’piu’ mite, sotto un enorme leccio, congelati, aspettiamo che smetta di piovere. Ci togliamo tutto il vestiario e lo appendiamo ai rami dopo averlo strizzato, ci mettiamo addosso il cambio che, dentro lo zaino ha resistito all’acquazzone e  mangiamo qualcosa, morti di freddo. Esce il sole per qualche minuto, e’ una gioia primitiva riscaldarsi e asciugarsi.

  

Max, bagnato fradicio dopo la discesa di Orruinas. Arzana.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Dopo essere riusciti ad asciugarci un po’, ma con le scarpe zuppe, ricominciamo a pedalare  verso Perda e liana, accompagnati da qualche incoraggiante raggio di sole. La strada sale lieve, il cielo a ovest e’ plumbeo e promette ancora pioggia. 

Mappa del Gennargentu su Pietra. Arzana.

Arriviamo al bivio per Villanova Strisaili, qui un branco di mucche, nervoso, inizia a correre al riparo, è il segnale di  un altro temporale che arriva, stavolta non abbiamo piu’voglia di bagnarci e troviamo riparo infilandoci dentro un grosso cespuglio di lentischio. C'è tanto vento e sembra che la pioggia arrivi orizzontalmente. Scomodi nel nostro precario riparo, abbiamo tempo per fare il punto della situazione e realizzare che inizia a fare tardi.  Sono le cinque di pomeriggio quando riprendiamo a pedalare, mancano ancora 30 km all'arrivo ma dobbiamo essere ottimisti. Siamo sotto Perda e liana, solo 4 km dopo, quando arriva il piu’ violento temporale della giornata.  Ci ripariamo sotto una quercia che dopo venti minuti lascia passare l'acqua attraverso i rami e le foglie. Ci appoggiamo al largo tronco sul lato protetto dal vento, mezz'ora dopo siamo ancora li' ed  il freddo ricomincia a mordere, restiamo abbracciati per scaldarci.

Dopo aver aspettato quasi un ora che smettesse di piovere, telefoniamo all’albergo di Seui avvisando del ritardo Riccardo, figlio della proprietaria e mountain biker. Lui si offre di venirci a prendere con un auto, ma noi preferiamo  aspettare ancora per vedere se la pioggia smette.  Avevamo ragione, dopo qualche minuto smette di piovere, ci rimettiamo in sella e cominciamo a macinare chilometri. Entriamo nel demanio forestale di Montarbu, dopo una salita ci attende  una discesa spettacolare nella Lecceta primaria piu’ vasta e antica della Sardegna.

Il Montarbu di Seui.

Dopo la casermetta della forestale continuiamo nel bosco fitto, alla nostra destra pareti rocciose lisce e verticali tipiche del Montarbu, sulla sinistra invece corre la vecchia strada ferrata Cagliari-Arbatax. C’e’ anche la fermata  di rio S.Girolamo, la ferrovia funziona ancora, grazie all’iniziativa del trenino verde.

Foresta di Montarbu.Seui.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Pedaliamo spediti attraverso un fantastico paesaggio, qui non e’ raro incontrare daini e mufloni, dopo una cascata fragorosa usciamo dal demanio sino ad un altipiano battuto dai venti. Siamo a 950 mt, di nuovo su asfalto, lasciamo il bivio per Arqueri’ e prendiamo lsa direzione di Seui, dopo cento metri a destra lasciamo la strada e scendiamo in una mulattiera ripida e adrenalinica, invasa dall’acqua, che scorre come un ruscello. Ci riempiamo di fango e di emozioni. Con la poca luce che c’e’ arriviamo finalmente  al ponte sulla Ss 198 sotto Seui..

Ce l'abbiamo fatta anche oggi! E' il momento dell'euforia, ma mancano ancora un paio di chilometri all’albergo della famiglia Deidda. Anche oggi abbiamo sofferto vento, freddo e pioggia, rischiando di dover essere soccorsi per arrivare a destinazione ma alla fine ci dimentichiamo tutto, siamo contenti per avercela fatta e abbiamo ancora gli occhi pieni delle viste fantastiche di questa giornata.    

Arrivo a Seui.Tramonto a Genna Limpia.

Arriviamo finalmente al semplice albergo Deidda ben gestito dalla famiglia di Riccardo, una doccia veloce, tutti i vestiti vicino alla stufa e subito a mangiare! La signora Deidda e’ di poche parole, modesta ma e’ una cuoca davvero brava, i suoi culurgiones sono mitici, la carne di cavallo eccezionale, come pure le seadas e il vino. Tutto aiuta a riscaldarci le ossa umide.

Pensiamo per un attimo al percorso di domani. Un guado veramente impegnativo ci attende, l’acqua era gia’ alta quando siamo passati lo scorso Novembre, chissa’ domani.

Da queste parti i torrenti in piena raggiungono dimensioni impressionanti e la loro forza è spesso devastante.

Decidiamo di rischiare, d’altronde non vogliamo perderci la fenomenale discesa di 8 chilometri che porta al fiume. Piu’ tardi a letto faccio un po’ di fatica ad addormentarmi, poi sprofondo in un sonno senza sogni. 

 

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