Transardinia, in mountain bike sul Gennargentu

Terza tappa Oliena-Orgosolo

 

  

47 km 

dislivello 1370  

9 ore totali  

Oliena, 5 Maggio 2004

Partenza Hotel Cikappa.

  

  

  

  

  

Alle spalle di Massimiliano, la voragine di Su Gorroppu  

  

Il tempo al momento della partenza  e’ nuvoloso, il maestrale rinfresca l’aria, c'e' un po' di sole tra le nuvole che corrono.

Facciamo come al solito una ricca colazione al bar dell'hotel  Cikappa con decine di fette di pane, burro e miele.

 L’inizio della tappa e’ terribile, Oliena e’ a 350 mt  e ci attende una salita continua al 10 % sino a punta Solitta a (1100 mt).  

All’uscita del paese prendiamo la strada per Scala e' Pradu, una micidiale serie di tornanti, su un fondo misto, prima cementato e poi ghiaioso.  A circa 900 mt si devia in localita' Daddana prendendo una stretta mulattiera.  

Qui il percorso diventa piu' difficile, il panorama però è da incanto; a sinistra un bastione di rocce bianche traccia il confine del Supramonte, a destra il vasto panorama sulla vallata tra Oliena, Orgosolo e Nuoro.

La mulattiera diventa presto un singletrack in contropendenza nella foresta di lecci secolari, il fondo è pietroso e sducciolevole, in salita i pneumatici perdono grip e dobbiamo scendere a spingere le mountain  bike  . 

Dopo un ora circa di sentiero a mezza costa, incrociamo la sterrata  che da Orgosolo conduce a  Punta Solitta, avvicinandoci alla cima diventa una  sterrata di calcare bianchissimo.Il panorama, manco a dirlo, è spettacolare e ci ripaga delle fatiche.

   

Punta Solitta

La pendenza pero' diventa esagerata e si deve di nuovo spingere la mountain bike, ma arrivando a Punta Solitta ci accorgiamo di entrare in un ambiente magico; adesso siamo nel vero Supramonte, un vasto altipiano calcareo  di oltre 500 kmq di estensione dove l’erosione ha creato valloni, grotte, canyon, doline.

La vegetazione di ginepri secolari, lecci e querce è molto fitta. La macchia mediterranea si alterna ad una delle foreste di leccio piu’ antiche e meglio conservate della Sardegna.

In questo enorme tavolato, la mancanza di punti di riferimento puo' far perdere l’orientamento anche all'escursionista esperto che si lasci sorprendere dalla nebbia improvvisa o dall'oscurita' .

La pioggia  ora non ci disturba piu’, la temperatura e’ sui sette  gradi, gli alberi ci proteggono dal vento, la vista è indimenticabile, poche volte moderne mountain bike sono arrivate fin qui.

Lasciata Punta Solitta proseguiamo su una mulattiera nel bosco alto e fitto, ora dobbiamo intercettare l'inizio del singletrack.

Dobbiamo stare molto attenti a non perdere il  sentiero, sul gps ho la traccia dl percorso fatta in passato registrata solo sino a Campu Donanigoro, da li' in poi dobbiamo andare a memoria .

Per precauzione ho preso dalle carte igm dei way point cruciali e  li ho inseriti sul gps: ci dovrebbero aiutare .

Dopo aver Intercettato l'innesto del nascostissimo sentiero nel fitto  bosco di enormi lecci e querce, inizia il piu’ bel single track della  Sardegna: da Punta Solitta a Campu Donanigoro, lungo ben dieci chilometri.

  

  

  

Lecceta sul Supramonte

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Dopo qualche tratto a spinta il sentiero diventa ipertecnico ma scorrevole, con ripetuti passaggi su roccia e gradoni da cardiopalma. Le mountain bike sono al limite del loro utilizzo ma reggono, noi siamo costretti ad essere piu' prudenti del solito: un incidente ci metterebbe nei pasticci. Ci fermiamo ad ammirare i cuili secolari Taletto, Pistoccu, Ata Bianca e la dolina carsica di Su Suercone.

  

  

  

  

La voragine carsica di Su Suercone.

  

  

  

  

  

  

  

  

Il fondo e’ reso viscido dalle recenti pioggie, i pneumatici presto si  ricoprono   di uno spesso strato  di fango e perdono completamente  aderenza nei passaggi su rocce ripide  e radici  trasversali . Guarda il video

Comunque scendiamo dalla mountain bike in poche occasioni, l'importante e' sempre avere fiducia nei propri mezzi  e non perdere mai il ritmo nei passaggi tecnici.

Dopo aver affrontato una serie di gradoni ripidi, davanti a noi si presenta un'altra meraviglia del Supramonte: Campu Donanigoro. Un vasto pascolo circondato da un anfiteatro di roccia bianca, conteso per secoli a colpi di fucile dai pastori dei quattro paesi confinanti : Oliena, Dorgali , Urzulei e Orgosolo.

  

  

  

  

  

  

Passaggi tecnici sul calcare del Supramonte.

  

  

  

  

  

  

Dopo discese  trial da brividi, attraversiamo Campu Donanigoro e riprendiamo il sentiero. Ora  ci attende un lungo singletrack in leggera salita, abbastanza pedalabile a patto di avere le sufficienti doti tecniche.

Deviamo a destra ad un bivio nascosto verso la località di Scandalittu, ora la traccia del Gps finisce  e non ci resta che la nostra memoria e le carte IGM per proseguire e trovare l'attacco della  mulattiera  che ci portera' fuori di qui.

Il sentiero piega a destra in leggera salita in mezzo alle piante di ginepro e al bosco che diventa meno fitto a causa di un vecchio incendio.

Inizia a piovere, il fondo calcareo ritorna viscidissimo, cominciamo ad essere stanchi e  meno sicuri nell'affrontare passaggi così tecnici.    

La nostra marcia è condizionata dalla pioggia ma continuiamo a pedalare. Fa sempre piu’ freddo, i muscoli cominciano a sentire tutta la fatica, a tratti piove, a volte con violenza. Durante un forte rovescio ci fermiamo presso un ovile curiosamente costruito sul fianco di un leccio maestoso, guardando alla nostra destra vediamo che siamo proprio sopra la gola di Su Gorroppu, profonda quasi 400 metri.              

Mancano ancora venticinque chilometri all’arrivo, potremmo ancora farcela ad arrivare con la luce, se solo smettesse di piovere.

Io sul Supramonte, ancora all'asciutto...

Mentre pedaliamo in mezzo ad una vasta radura senza alberi ci sorprende  l'ennesimo rovescio,

troviamo ancora riparo sotto un leccio secolare, solitario ed al centro del pascolo.

Quando ripartiamo, riusciamo anche a sbagliare strada, cercando   Campu Su Mudrecu, finiamo fuori traccia di qualche centinaio di metri su  un sentiero che porta a un gruppo di cuiles chiamati ”sa ferula”. Studiando la mappa Igm potremmo proseguire su un sentiero alternativo, ma e’ troppo tardi per le esplorazioni e decidiamo  di trovare Campu su mudrecu.     

Marciando a vista troviamo la mulattiera giusta, e arrivando a Campu su Mudrecu avvistiamo anche  una splendida coppia di mufloni. 

La pioggia ora è continua, sono quasi le sette di sera e abbiamo ancora un  ora e mezza di luce. Incominciamo una breve salita che ci porterà a  Sos Campidanesos, a circa 1000 mt di quota. Scolliniamo  esausti e sicuri ormai di arrivare al buio, ciò nonostante, ci godiamo incuranti della pioggia la  bella discesa veloce nel bosco arrivando ad una antica fontana bagnati fradici.

Ormai siamo fuori dal Supramonte, ma le fatiche non sono finite: ancora ci attende la  salita sino a Janna e'Filae resa aspra dal maestrale che ora ci soffia in faccia a 40 km orari.

Siamo talmente stanchi che ormai spingiamo le bici anche sui tratti pedalabili, ma resta ancora un barlume di luce e di forze per goderci l'ultima stupenda discesa della giornata: tre chilometri di veloce downhill a tornanti  nel bosco fitto di Funtana Bona .

A fine discesa dobbiamo ancora salire per un chilometro e finalmente arriviamo fradici, distrutti ed al buio davanti all'ingresso della  Caserma.Forestale di Llodei Malu.

  

  

  

  

  

La caserma forestale di Llodei Malu. Orgosolo.

  

  

  

  

  

  

  

Vediamo una luce accesa, io salgo per chiedere assistenza, busso alla porta. Una guardia forestale gentilissima ci fa entrare. Che bellezza, dentro la caserma c’e’ il camino acceso, conforto ed un bicchiere di vino, l'avventura per oggi è finita. Dopo carichiamo  le mountain bike su una  Land Rover e il forestale, gentilissmo, ci accompagna sino al nostro albergo,  risparmiandoci gli ultimi 10 km di asfalto, vento, buio e pioggia.

Arrivati  all’albergo “ai monti del Gennargentu” , troviamo nella sala da pranzo un gran bel camino acceso. Ci piazziamo li' davanti con addosso il cambio di indumenti che avevamo nello zaino e che  erano diventati umidi anch'essi a causa della pioggia e ci restiamo sino a che non siamo caldi e asciutti.   A cena un gruppo di clienti dell’albergo ascoltano il nostro racconto con meraviglia, probabilmente  pensando che siamo un po' fuori di testa, ma tant'è.        

La cena,me la ricordo ancora come forse la migliore di tutto il giro. Da queste parti hanno roba veramente genuina , la ricotta salata e’ una delle migliori mai assaggiate, i primi e il pane frattau spariscono in un attimo.  

 

Doccia calda e a letto in camere riscaldate, un vero lusso..          

La giornata di oggi e’stata veramente dura e  le condizioni meteo non hanno fatto altro che raddoppiare le difficolta’. Nonostante tutto Max ed io siamo soddisfatti per l’impresa compiuta, anche se c'è da dire che la benzina in corpo ormai l’abbiamo consumata quasi tutta .

Domani la tappa e’ altrettanto pesante e se dovessero replicarsi le stesse condizioni metereologiche, passare i 1829 metri del Gennargentu sara’ impossibile. Meglio dormirci sopra per adesso, il Cannonau bevuto ci aiuta a vedere più roseo il nostro futuro e ci accompagna dolce tra le braccia di Morfeo.

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