TransCorsica in mtb.

Corsica Adventures
6 giorni di avventura ed esplorazione in mountain bike (e a piedi) nell’Ile de beaute’

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Era da diversi mesi che si parlava di questo raid in terra corsa, ma le difficolta’ a mettere insieme le informazioni necessarie ne aveva messo la realizzazione pratica in forse sino alla fine. Enrico inoltre proveniva da una lunga riabilitazione a uno dei legamenti del ginocchio, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.
Eravamo ai primi di Ottobre. Per organizzare il tour io mi trovavo dal venerdi’ precedente a Bonifacio, antica cittadina fortificata di origine genovese arroccata su spettacolari falesie, punto di partenza del nostro giro.
La mattina di Domenica arrivano con il traghetto da Santa Teresa Luca ed Enrico.
Enrico sfoggia una bici nuova fiammante, è stato vittima di un colpo di fulmine, come l’ha vista in un negozio di Napoli se l’è comprata: è una Scott full da freeride con forcellona anteriore da 170 mm e tanta escursinone al posteriore, freni a disco Hayes etc . etc.
Scorgo in me una punta di invidia, durante la colazione a base di croissant al Cafe du Port di Bonifacio mentre facciamo il briefing della prima giornata .
L’idea del giro ricalca quella della Transardinia, cioè di una traversata longitudinale nord-sud dell’isola senza auto d’appoggio, con zainetti leggeri, dormendo in agriturismi o alberghetti con medie di 6/7 ore di pedalata al giorno.
Si avvale dell’esperienza di un ragazzo francese, Olivier Puig, che nel Aprile del 2003 ha percorso in solitaria 550 km da Ajaccio a Bastia, attraversando l’isola utilizzando in parte la sentieristica dei percorsi “Mare a Mare” nord, centro e sud, che percorrono l’isola in senso latitudinale da costa a costa.
Partiamo da Bonifacio che è gia’ un po’ tardi, alle 10.40. La destinazione del primo giorno e’ la gite d’etape di Jalicu,a circa 60 km di distanza, una gite d’etape sopra il paese di Quenza, di fronte alle Aguilles dolomitiche di Bavella, alte sino a 1855 mt. Il meteo, estivo sino a sabato, e’ cambiato repentinamente, oggi piove debolmente, a intermittenza e la temperatura e’ scesa di 10 gradi rispetto ai 27 di ieri.
I primi 27 km sono di asfalto, e arriviamo subito a Portovecchio, qui prendiamo un bivio verso l’ entroterra e dopo pochi chilometri intercettiamo l’inizio del sentiero “Mare a Mare” sud. Il sentiero, che sembra ben segnalato, sale ripido sino ai mille metri della Foresta de l’Ospedale.
Nemmeno il tempo di fare qualche foto che inizia a piovere a dirotto, decidiamo di continuare. Il sentiero si dimostra subito molto tecnico, pieno di spuntoni di granito sporgenti e taglienti. Infatti dopo pochi metri un pneumatico e’ gia lacerato, dopo averlo riparato, consultiamo la mappa e decidiamo di abbandonare il sentiero e di prendere una sterrata parallela .
La sterrata dopo un invitante inizio in salita abbastanza pedalabile, si rivela una trappola, trasformandosi in una mulattiera scavata dall’acqua con pendenze ben oltre il 20 %. Ci tocca spingere le mountain bike, e a peggiorare la situazione, riprende a piovere. Il tormento dura mezzora buona, dopodichè sbuchiamo sull’asfalto, con metà salita ormai fatta e qui decidiamo di continuare su asfalto. Arriviamo in cima alla salita al paesino di Ospedale che sono gia’ le 5. Ospedale è una località di villeggiatura montana estiva che fuori stagione si trasforma in un villaggio fantasma. Visto che è già tardi e che non c’è speranza di arrivare a Quenza, incominciamo a domandarci dove finiremo per passare la notte.
All’uscita del paese vediamo un cartello che pubblicizza la gite d’etape di Cartalavona, posto tappa della Mare a Mare. C’è anche il numero di telefono, chiamiamo subito incrociando le dita: a Ottobre potrebbe benissimo essere già chiusa!
Per fortuna qualcuno ci risponde confermandoci che e’ aperta e che c’è posto per dormire e mangiare. Nel frattempo è scesa la nebbia, ci affrettiamo prendendo un lungo sentiero scorrevole nel sottobosco di pino corso. Finalmente un bel singletrack! Dopo aver incontrato decine di salamandre gialle e nere, immobili, piazzate ai bordi del sentiero, arriviamo a Cartalavona. Il rifugio di montagna è ben organizzato e perfetto per gli escursionisti. Dentro c’è un gran camino accogliente,le stanze sono ottime e possiamo dire altrettanto del ristorante. Alla fine della prima giornata, dopo circa 48 km e 1200 mt di dislivello ci facciamo volentieri un escursione alla scoperta delle specialita’ gastronomiche corse: cinghiale in umido sopra tutto. Dopo la prima giornata facciamo una riflessione: gli itinerari da trekking della Corsica non sono molto adatti alla mtb eccetto in pianura e in discesa.
Il giorno seguente la tappa ripianificata e’ Zicavo .
Lasciamo la gite d’etape e siamo subito sull’itinerario “Mare a Mare”, in leggera salita pedalabile. Raggiunto Col de Mela a 1068 mt il single track scende veloce nel bosco su un fondo di aghi di pino, diventa entusiasmante ,con veloci tornantini e qualche bel salto. La pacchia non dura e la discesa diventa talmente ripida e sassosa che persino noi “radical” dobbiamo scendere dalle bici e camminare per lunghi tratti sino a raggiungere il paesino di Carbini
Troviamo il paesino di montagna molto grazioso, con le casette tutte in pietra ben tenute; anche questo, come Ospedale, risulta completamente deserto .
Dopo tanti tratti a spinta, stavolta decidiamo di lasciare il sentiero e raggiungere Levie via asfalto. Levie è un paese grandetto, abitato, ci fermiamo a prendere un caffe’ in grazioso baretto e a meditare sulla situazione .
Dopo dibattiti anche accesi se continuare su asfalto o sulla “Mare a mare”, questa volta decidiamo di riprendere il sentiero .
La scelta si rivela azzeccata, nonostante un oretta di dura salita, dove spesso si deve spingere, come scolliniamo inizia uno dei piu’
bei single track di tutto il giro, veloce, con tratti tecnici, tutto sotto foreste di enormi pini, querce e lecci.
Sbuchiamo a Quenza dove ci coglie l’ultimo scroscio di pioggia del giorno, dopo un pit stop al negozietto di “alimentation” del villaggio, finiamo il giorno sull’ ultima atroce salita asfaltata. Mentre il vento spazza via le nubi giungiamo alla gite d’etape di Petru, a Jalicu.
Quando arriviamo alla gite non troviamo nessuno. Siamo su un altipiano di 1100 mt,il vento soffia discretamente e il freddo si fa sentire. Stiamo per perdere la pazienza, quando arriva ziu Petru. Non ci eravamo accorti che era proprio dietro la locanda che dava da mangiare ai suoi cavalli. Ci apre, ci fa vedere dove sono le camere e torna a dare da mangiare ai maiali selvatici che ha sull’altipiano.
Al suo ritorno Ziu Petru accende il camino e ora si sta molto meglio, dopo una bella doccia calda i muscoli si riprendono. All’ ora di cena arriva un caro amico di Petru ,Jean Paolo Quilici ,eminente guru- guida trekking ,canyoning etc.
Sarà per la stanchezza e la fame ma la cena sembra grandiosa: prosciutto corso di sua produzione ,tagliato a fette spesse come bistecche ,salame ,carne alla brace alle erbe aromatiche ,vino rosso robusto ,formaggio ,mele del posto,acquavite .
Il calore umano di Ziu Petru e Jean Paolo rende la serata memorabile, Jean Paolo inoltre è grande esperto di sentieri e ci consiglia di percorrere con le nostre mountain bike un paio di sezioni del temuto Gr 20, perfetto!
Il giorno dopo dobbiamo attraversare il plateau du coscione (altipiano del maiale, per via dei tanti maiali selvatici che vi pascolano) saliamo su asfalto sino a 1600 mt e ci troviamo in un magnifico paesaggio di alpeggi verdeggianti, punteggiati da formazioni granitiche che emergono dalla brughiera con le forme piu’ bizzarre, in mezzo ai pascoli si formano anche tante “pozzines”,piccoli laghetti di montagna. Alla nostra destra poi, le aguglie di bavella, il tutto è davvero fantastico .
Uscendo dall’altipiano prendiamo un sentierino invitante e, dopo un km circa dobbiamo decidere se continuare il sentiero, che punta diritto verso il paese di Zicavo, o allungare di 10 km via asfalto.
Stavolta ci dividiamo, Io eslorero’ il sentiero ,Enrico e Luca vanno su asfalto ,l’appuntamento è entro un ora a Zicavo.
Io con cartina e gps alla mano mi avventuro per il single track che inizia con una bella discesa, dopo incrocio una sterrata nuova nuova, non segnalata sulla mappa, che sembra scendere decisa verso il fondo valle e il paese .
Non resisto alla tentazione e mi lancio giu’, quando arrivo a fondo valle a una presa d’acqua la sterrata si allontana dal paese e ricomincia a salire ripida nel bosco, che faccio adesso?.
Nella totale incertezza faccio un paio di tentativi su dei sentierini che poi si perdono nella vegetazione, eppure il paese è sotto di me, appena un po’ piu’ sotto nel fondo della valle, mancano in dislivello 300 mt. Praticamente perso nella boscaglia risalgo a vista, riguadagno la sterrata nuova e, dopo 1 ora di altri sentieri piu’ o meno decenti mi ricongiungo all’originale sentiero segnalato che mi porta finalmente al paese di Zicavo. Ho impiegato 2 ore e mezza per 4 miseri km, senza carta e gps sarei finito davvero male.
Enrico e Luca, avvisati via cellulare sono seduti ad aspettarmi e giustamente inc… 2 ore perse compromettono la giornata, tutti i programmi saltano, sennonche’ inizia a piovere talmente fitto che, il fatto di essere almeno a Zicavo, è gia’ di per se una fortuna. Il seguito del percorso era talmente lungo che in ogni caso non saremmo mai riusciti a raggiungere sotto la pioggia la destinazione di Ghisoni, ad oltre 30 km di distanza.
Non riusciamo neanche a raggiungere Cozzano ,paese a soli 4 km di distanza, dove Mare a Mare e GR 20 si incrociano, quindi dormiamo alla discreta gite d’etape di Zicavo.
Luca stanco di pioggia e duri single track decide di abbandonare l’avventura. Il giorno seguente, alzatosi di buon mattino, si fara’ 140 km tutti in bici, dopo aver perso l’autobus ad Ajaccio, per imbarcarsi sul traghetto della sera a Bonifacio!
Enrico ed io invece proseguiamo verso il nord. Sulla strada asfaltata verso Vizzavona dopo qualche chilometro troviamo il bivio per la foresta demaniale di St.Antoine, facciamo 15 km circa di sterrato, sino a Col de Verde ,a 1200 mt, dove incrociamo il mitico sentiero GR 20, lo prendiamo, seguendo i consigli di Jean Paul.
L’inizio e’ una mulattiera sassosa in salita, dopo diventa un single track molto bello nel sottobosco. Qui incontriamo escursionisti in completo in goretex che incedono stanchi con passo da zombie.(provenivano da Calenzana ed erano gia’ ad almeno 13 giorni di cammino )Ragazzi arrivati dalle parti piu’ disparate del mondo per cimentarsi nella sfida del durissimo GR20.
Ci fanno i complimenti, vedendoci su delle mountain bike su un tracciato cosi’ tecnico e ci rassicurano dicendoci che il percorso non e’ poi cosi’ duro.
In effetti dopo la salita, arrivati al punto piu’ alto, al bivio per le Bergerie de Pozzi e Scaldasole, il single track diventa, per diversi km, “the perfect trail”, scende lievemente a mezza costa, in mezzo ad abeti e pini larici, i colori e l’atmosfera danno la sensazione di essere nel paradiso del free rider.
Il sentiero poi risale sino ai 1500 mt del rifugio di Capannelle, ma sono ormai le 15.45 , la pioggia e’di nuovo incessante e decidiamo di ripiegare sul paese di Ghisoni. Scendiamo su asfalto 17 km di tornanti sotto la pioggia battente, fradici e stanchi abbiamo ancora le energie per ingaggiare una gara sino al paesino di Ghisoni (700mt),dove dormiamo in un hotel che dà l’impressione di essere rimasto fermo agli anni 70, dalle stanze al menu’, alla vecchia cabina telefonica, sino all’acconciatura della moglie del proprietario.
Il giorno dopo ci facciamo riportare su al rifugio sul furgoncino dell’albergo ,che ci chiede 43 euro per il favore ma ci evitiamo volentieri la noiosissima risalita!
Dal rifugio di Capannelle, spartano e ben tenuto, continuiamo la sezione del Gr 20 verso Vizzavona. Dopo un ora di salita a spinta arriviamo a 1640 mt, in cima a Bocca Palmenta. Questa discesa resterà nella nostra memoria come la piu’ bella e multiorgasmica di tutto il giro !
Perfetto singletrack, lungo oltre 7 km , tutto pedalabile, con fondo misto, un po’ di tutto, quasi al 100% nel sotto bosco, dove incrociamo gli sguardi attoniti di escursionisti che salgono e che ci dicono “bravo’, bravo'”.
Ma durante la discesa cado in modo banale, ricevendo una contusione alla rotula che incomincia subito a darmi fastidio nel pedalare.
Dopo una bella discesa sulla pista sterrata verso Vivario prendiamo l’asfalto verso Corte che ormai dista solo 23 km, li faremo tutto sotto la pioggia.
Arriviamo a Corte verso le 6 di sera, ancora abbastanza ok, ma molto umidi. Facciamo un po’ di shopping nella prima vera cittadina che incontriamo nel nostro giro, Enrico finalmente si compra un completo impermeabile, meglio tardi che mai!
In abiti tecnici da mountain bike mangiamo da chez Lucine, un ristorante di alta cucina corsa-italo-francese, dopo tutto ce lo siamo meritato. Dopocena facciamo un giro ,la cittadina e’ vivace di giovedi’ sera, ogni bar ha musica dal vivo. Corte e’ un centro universitario, culturale, qui batte il vero cuore della Corsica. Il centro storico e’ molto grazioso, quasi intatto, pieno di ristoranti, negozietti, viuzze e scalinate, piu’ in su’ c’e’ la cittadella con il vecchio forte genovese, circondato da mura possenti.
Il nostro albergo e’ il Colonna, old fashion ma comodo, la signora proprietaria e’ molto gentile .
L’indomani il tempo e’ bello, nonostante il fastidio al ginocchio abbiamo deciso di fare un giro ad anello salendo a Calacuccia, sotto Monte Cinto, per venti km via asfalto e poi su sterrato sino a” Bocca a croce” e poi giu’di nuovo a Corte passando per la gola del Tavignano…
Arriviamo alle 15.00 in cima ai 1600 mt di Bocca a Croce, io col ginocchio dolorante.
Da qui in poi dopo lo sterrato si scende a destra sul sentiero della Mare a Mare nord verso il rifugio Sega a 1100 mt.
Lungo il sentiero incontriamo uno strano personaggio, che ci supera in discesa correndo tra pericolosi massi sporgenti, con a seguito il cane .
Inizialmente il sentiero e’ tecnico ma fattibile, freeride divertente, poi diventa troppo ripido o forse noi troppo stanchi e scendiamo dalle bici sempre piu’ spesso, specie nei pressi del rifugio Sega.
Il personaggio appena incontrato e’Pasquale, il gestore del rifugio Sega, una struttura moderna fatta con materiali elitrasportati, tutto legno e vetrate ampie ,con tappeti persiani per terra , sembra una via di mezzo fra un rifugio e una chiesa .
Pasquale ci accoglie gentilmente mentre fuori comincia a piovere. Dobbiamo toglierci le scarpe prima di entrare dentro il rifugio, proprio come in una moschea.Pasquale ci offre un te’ con biscotti, chiacchieriamo amabilmente e nel mentre passa una mezzora. Ci fidiamo di Pasquale che ci dice che il sentiero per Corte e’ buono e scorrevole, una dozzina di km ,che alla nostra media dovremmo coprire in un ora e mezza. Abbiamo solo due ore di luce, stop alle chiacchiere,è meglio muoversi.
Il percorso effettivamente, per i primi venti minuti scorre veloce sul lato sinistro del fiume Tavignano in piena. Ammiriamo una cascata spettacolare, facciamo qualche foto, il single track e’ eccezionale e tutto pedalabile,sembra promettere bene. Ma dopo l’entusiasmo iniziale il sentiero inizia una serie di salite e discese, sembra restare in quota all’infinito, quando e’ in salita si deve spesso scendere e spingere e inizia a fare sempre piu’ buio. Quando finalmente il sentiero scende deciso e’ già buio, anche se cerchiamo di utilizzare sino all’ultimo barlume di luce le discese sono troppo tecniche, si susseguono passaggi difficili su gradoni di roccia e tornantini stretti infiniti, diventa suicida continuare in sella e quindi si prosegue a piedi.
Nel buio totale non perdiamo la calma, abbiamo 2 torcie a batteria, quella di Enrico smette di funzionare subito, la mia è molto debole, servira’ a controllare la mappa un paio di volte e a cercare i segnali arancioni ormai invisibili .
Dopo un interminabile sentiero di saliscendi incominciamo a vedere in lontananza il bagliore delle case di Corte, ormai manca poco all’uscita dalla gola, ma fino all’ultimo il sentiero e’ pesante, a tratti impervio, ed e’ difficile persino spingere.

Arriviamo a Corte alle nove e mezza di notte, stanchi per le ben dodici ore di bicicletta ,ma sani e salvi anche se il mio ginocchio ormai brucia di dolore,decidiamo di tornare nello stesso hotel Colonna.
Dopo la doccia cerchiamo chi ci dia da mangiare sotto l’ennesimo temporale. Troviamo alla fine un piccolo e accogliente ristorantino che offre specialita’ al camino. Dopo una cena ricca di sapore, restiamo a chiacchierare sino a tardi con il figlio della padrona e un paio di ragazzi corsi molto simpatici.
Il giorno dopo e’ la cronaca di un ritorno rocambolesco in Sardegna(il ginocchio infiammato ormai mi imponeva lo stop ).
Si comincia in treno sino a Bastia a causa della chiusura degli autonoleggi a Corte, (carissimo il biglietto per il trasporto bici,18 euro cadauna!)
A Bastia in centro, troviamo tutto chiuso, il primo bus per Portovecchio parte alle 1630 ,il traghetto da Bonifacio e’ alle 1700,unica soluzione rimasta: pedalare sino all’aereoporto di Bastia(25 km)per prendere un ‘auto alla Hertz.
Nel parcheggio della Hertz, mentre carichiamo le bici sull’auto un impiegato degli autonoleggi defic….. a tutta velocita’ su una peugeot 206 passa sopra la ruota posteriore della mia bici, che in quel momento stava per essere caricata nel cofano della nostra auto.
Inutile anche stare a discutere, il danno, un disco freni diventato una pizza margherita ,verra’ poi miracolosamente raddrizzato a Olbia.
Corriamo via e, rischiando le nostre patenti di guida riusciamo ad arrivare sotto il traghetto a Bonifacio alle 16,58, avventura sino alla fine ,altrimenti che gusto c’e’?

Starring:
Giorgio the pathfinder-Specialized FSR 98 updated
Enrico no limits-Scott 2004 freeride
Luca u cignali(il cinghiale)-Specialized FSR Enduro 2003

 

2 thoughts on “TransCorsica in mtb.

  1. Ciao. Ho letto con trasporto le vostre rocambolesche avventure in terra corsam, ieri durante una piovosa domenica di giugno (9 giugno) e ne sono rimasto affascinato. Complimenti per le foto che sono davvero suggestive e corredano in modo chiaro l’avventuroso racconto. Il caso vuole che 2 settimane fa io ed un mio amico abbiamo fatto all’incirca lo stesso vostro percorso in senso inverso (da Bastia a Porto Vecchio), incontrando le vostre stesse difficoltà (sopratutto nei single track). Devo dire che rispetto alla transardinia c’è davvero un abisso nella qualità dei percorsi offroad (in peggio ovviamente) e parlando con dei ragazzi del luogo che facevano enduro con le moto ci hanno confermato che i percorsi spesso non sono manutenuti. Comunque una bella esperienza e devo ammettere che la gentilezza dei corsi nei nostri confronti mi ha piacevolmente sorpreso.
    Ultima coincidenza: anche io ho una Specialized FSR Ground control Blu del 98 a cui sono molto affezionato e che uso ormai quasi esclusivamente per queati raid.
    Un saluto a tutti. Roberto

    • Ciao Roberto, grazie per il tuo commento.
      Ho letto con interesse della vostra avventura in Corsica. Se hai piacere, aggiungi pure un report di viaggio dettagliato, sarà di aiuto a chi sta progettando un viaggio in mtb da quelle parti.
      Io stesso vorrei chiederti qualche informazione su dove siete passati e quali sentieri e sterrate adatte alla mountain bike siate riusciti a percorrere. La nostra Transcorsica era un tentativo, un esperimento, per cercare di mettere a punto un itinerario con la stessa filosofia della Transardinia, in buona parte riuscito.
      Ogni anno ci ripromettiamo di tornare in Corsica per cercare di completare la missione, esplorando tratti nuovi che possano sostituire le parti più estreme ed impedalabili del percorso. Non ci arrendiamo facilmente anche se la Corsica è un isola selvaggia e poco popolata, con un orografia molto movimentata ed impervia. Inoltre lo spopolamento ha fatto sì che nell’interno dell’isola oltre alla viabilità asfaltata siano rimaste pochissime strade sterrate, mentre resiste una ricca rete di antichi sentieri ben segnalati e mantenuti, adatti però principalmente al trekking, dei quali il più famoso è il GR20.
      Complimenti anche per aver completato il percorso con una full “vintage” , la mitica FSR, la mia credo pesasse sui 15 kg, aveva persino la forcella anteriore a doppia piastra, ma era 8 anni fà, ero anche io più fresco di età, a dir la verità mi divertivo da matti con quella cavalletta verde ed il peso non lo si sentiva proprio!
      a presto
      Giorgio Pupillo

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